Nasce da una ribellione al sopruso di stato del 28 Giugno del 1969, quando i frequentatori del bar Stonewall Inn, nel Greenwich Village di New York, si ribellarono ad una retata della polizia (una delle tante fra violenze e arresti indiscriminati). Il 27 giugno dell’anno successivo, l’ultimo sabato del mese, la Chicago Gay Liberation organizzò una marcia di commemorazione dei fatti accaduti che avrebbe dovuto partire da Washington Square Park (“Bughouse Square”) e arrivare alla Water Tower e che, per la grande partecipazione, che si prolungò fino al Richard J. Daley Center.

La bandiera Progress Pride, creata nel 2018 dall’artista Daniel Quasar come evoluzione della bandiera del Pride di Filadelfia. La bandiera del Progress Pride rappresenta la continua lotta della comunità LGBTQ+ per l’inclusione e l’uguaglianza, riconoscendo le lotte intersezionali delle persone queer di colore e della comunità trans. Quasar ha aggiunto le bande bianche, rosa e azzurre per incorporare la Transgender Pride Flag nel design, mentre le strisce nere e marroni rappresentano le persone queer di colore, proprio come fanno nella bandiera di Filadelfia. Secondo Quasar, la striscia nera serve anche come tributo a “coloro che vivono con l’AIDS, lo stigma e il pregiudizio che li circonda, e coloro che sono stati persi a causa della malattia”. Quasar ha intenzionalmente posizionato queste nuove strisce sul paranco della bandiera, formando una forma a freccia che simboleggia il movimento verso il futuro.

Da allora la marcia del Gay Pride, o semplicemente Pride, commemora i fatti del 1969 e celebra i Diritti Civili e Umani, mettendo al centro veri e propri documenti programmatici e politici ai quali chiunque, fra persone comuni, partiti politici e associazioni o enti, può aderire. Nel 2026 il documento politico del Pride Sardegna è intitolato a La Forza del Disordine: “Siamo il disordine – dice il documento – quando l’ordine è repressione del dissenso. Siamo il disordine quando occupiamo le strade, quando ci riappropriamo degli spazi e dei discorsi pubblici“. Nel documento sono citati e toccati argomenti come tutela della salute, i discorsi d’odio, la propaganda politica, il revival delle ideologie segregazioniste (la remigrazione), la tutela dei corpi (tutela giuridica delle persone trans), la carriera alias, il matrimonio egualitario, l’adozione, la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), la GPA (Gestazione per Altrə) etica, altruistica e solidale e molto altro (è possibile leggere qui il documento)

In tutta Italia la cosiddetta Onda Pride è diffusa e coinvolgente: numerose manifestazioni da nord a sud (isole comprese, agguerrite e inclusive) che raccolgono sempre grande partecipazione da parte dei cittadini e evidenziano come la lotta per i diritti non sia in fondo all’agenda delle coscienze delle persone comuni, come invece sembra essere per i governanti in giro nel globo terracqueo.

Il Pride Sardegna ha avuto luogo il 27 giugno: partito dalle 17:00 dal Parco della Musica, si è snodato attraverso le principali strade e piazze del Capoluogo sardo, compresa la centralissima via Roma, regalando ai circa 40.000 partecipanti (e a tutta la popolazione che ha partecipato con entusiasmo) un quadro colorato che ha rivendicato Diritti e messo l’accento sull’emergenza dell’omolesbobitransfobia. Sotto la lente di ingrandimento anche il femminicidio, le guerre e il genocidio attualmente in atto.

Come ogni Pride, anche quello sardo è preceduto e accompagnato da un serie di eventi culturali e formativi collaterali denominati Queeresima (Qui gli eventi fra incontri, discussioni, presentazione di libri e proiezioni),

Il Roma Pride, invece, ha avuto luogo il 20 giugno 2026, alle ore 15:00 in Piazza della Repubblica, accompagnato da grande partecipazione. La parata – con la presenza di Levante, Margherita Vicario e Francesca Michielin – è partita nel pomeriggio da Piazza della Repubblica e si è snodata lungo un tragitto che ha toccato Piazza dei Cinquecento, via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Piazza Santa Maria Maggiore, via Merulana, via Giovanni Lanza, via degli Annibaldi, il Colosseo e via Celio Vibenna, per concludersi infine alle Terme di Caracalla.

Organizzarsi in “massa critica” è l’obiettivo, insieme all’occupazione dello spazio fisico (e dunque politico) che la Costituzione italiana, nata dalla Resistenza al nazifascismo, conserva e sancisce per ogni cittadino. La quantità, come in fisica, produce una reazione a catena capace di cambiare la stessa natura sociale e politica. La qualità del pensiero – frutto di istruzione e informazione – è in grado di condizionare la massa e indirizzare il cambiamento. Un processo democratico dal basso che è anche l’obiettivo dei numerosi altri pride.

Ricordando, come sempre, come i Diritti non siano concessi ma riconosciuti e come ogni necessità sia destinata inevitabilmente a diventare un diritto.

Il Pride Sardegna è organizzato da AGedO Cagliari, Arc Cagliari, Famiglie Arcobaleno in Sardegna, Movimento Omosessuale Sardo, Associazione Sarda Queer APS, Nuovi diritti CGIL Cagliari e Sardegna e Sassari e UniCa LGBT.

Foto di galleria: MockUp Magazine

Foto di copertina: naeimasgary da Pixabay