Un giorno, da un po’ di tempo responsabile dell’infermeria nel convento dei cappuccini di Cagliari, Fra Lorenzo ebbe modo di parlare con un signore che, affetto da una malattia recentemente diagnosticata, gli confidò di non avere i soldi per il farmaco necessario alle cure prescritte (non tutte, purtroppo, disponibili attraverso il servizio sanitario). Sbirciando nell’armadietto dei farmaci, il frate trovò la medicina di cui parlava la persona. Nacque da allora in frate Lorenzo da Sardara la necessità di chiedere al Padre Provinciale dell’ordine di poter allestire un paio di ambienti al piano terra per i malati meno abbienti e i loro farmaci: la farmacia del povero.

Una scelta singolare, ancora più forte a giorni nostri, in un mondo in cui le cure mediche sono negate, spesso impossibili, non solo nei posti più maltrattati della terra, in cui diaspore, assedi e invasioni, spesso giustificate nel nome di Dio, scavano solchi insormontabili fra le persone edificando disuguaglianze su disugaglianze sulle spalle di quei piccoli che proprio San Francesco mise al centro della sua esistenza.

“…quei piccoli che proprio San Francesco mise al centro della sua esistenza.”
Foto di Robert Cheaib da Pixabay

Da quel momento iniziò fra i sardi e il piccolo frate di Sardara, paese ricco di storia e spiritualità, centro termale nel cuore dell’antica subregione storica del Monreale fra Oristano e Cagliari, un rapporto tenace e profondo fatto di assiduità e presenza. La forza di Fra Lorenzo non è infatti nella grandiosità dei gesti o nei discorsi complessi, ma nel contatto con le persone a cui porta parole di conforto e un rispetto estremo per la medicina che lui porge, come infermiere diplomato e come uomo di fede, con estrema delicatezza e intento divulgativo.

La sua forza è esserci, “tuffandosi nel divino” (queste le sue parole), perché quello è il reale messaggio di Francesco.

Lunga barba, voce bassa e composta, occhi intensi e acuti del Medio Campidano (quando lui ti chiamava per nome, era come se il richiamo venisse da lontano ndr.), Fra Lorenzo da Sardara (Benvenuto Pinna) entra in convento giovanissimo (1936) quando, dopo lunghi anni di precoce lavoro fra i campi insieme al padre, riceve da una zia l’immagine della Madonna di Pompei. A riceverlo al suo ingresso nel convento dei cappuccini di Cagliari, quale frate laico dei Frati Minori Cappuccini, Fra Nicola da Gesturi (venerato con Beato dal 3 ottobre 1999).

Segue la formazione di infermiere a Roma, presso il Fatebenefratelli, e dopo lungo apprendistato al convento di Roma, riapproda in Sardegna gestendo prima l’infermeria e poi la cosiddetta “farmacia del povero”.

Fra Lorenzo non distribuisce solo farmaci o consigli pratici (fra i quali, con rispetto per la professione medica, figura spesso il consiglio “vai dallo specialista e affidati a Dio”), ma ascolta, indica, suggerisce, a volte con arguzia, altre volte con un sorriso malcelato palesa una via nascosta, un orizzonte mai preso in considerazione o una soluzione inaspettata. Carezze, strette di mano, costanza e inclusività lo portano anche ad allestire il famoso presepe meccanico che ogni anno migliora con nuovi personaggi e avvincenti dettagli, musiche e rumori.

Al momento della morte, avvenuta nel 2016, Fra Lorenzo non detta lunghe memorie ma dice semplicemente “amo tutti”. E sono queste, forse, le parole più potenti.

Foto di copertina Foto di karamel da Pixabay