I suoi versi sono all’apparenza ostici, irruenti, spigolosi e soprattutto sfrontatamente brevi, sincopati quasi come un pezzo rap. Nella assoluta sintesi verbale, nella sintassi soggettiva, Corrado Credentino sembra battere un ritmo tutto personale, declinato tra il pensiero intimo – flusso di coscienza senza briglie – e il tentativo razionale di afferrarne il senso. La mano regge i fili sparsi, ne fa scoperta ed estro, e poi li inchioda a ogni rigo nuovo con inesorabili maiuscole. Per mettersi a nudo forse bisogna abbracciare il coraggio irriverente di un bambino, il cui donarsi si presenta come pizzo di spada, difesa pungente. O forse lo spazio tra i versi segna la cesura, il singhiozzo, il respiro necessario alla parola primaria.

Uomo (carboncino), Lucilla Trapazzo
Uomo (carboncino), Lucilla Trapazzo
S…tremo
Va’
Procede
Inesorabile
La questione
Non si risolve
Neanche quando
Raggiunta l’estremità
Vedi l’orizzonte
È solo cataratta nei tuoi sogni
Che al risveglio il chirurgo ha già
Asportato
È un disegno nella benda
Sugli occhi
Che mostrano il nervo
Al mondo
E guardano
All’interno
Cercano immagini
Fissate sul grigio
Materia purulenta
Infetta di ricordi
On Sale (matita), Lucilla Trapazzo
On Sale (matita), Lucilla Trapazzo
Black Friday

E che ti aspettavi?
Di trovarla lì 
In offerta
A meno settanta?
Pensavi avessi diritto 
A un buono sconto? 
Magari da spendere
In uno di quei viaggi
Fatti insieme?
In una cena fuori?
Ti aspettavi un offerta imperdibile?
Un’occasione ancora?
Avresti voluto aprire 
Amazon e trovarla scontata?
Pensavi fosse 
Un oggetto da comprare 
Il venerdì per poi 
Rivenderlo?
Non puoi averla 
Con lo sconto
Avresti dovuto comprarla 
A prezzo pieno
E invece che hai fatto?
Hai fatto un finanziamento
Ma non hai pagato le rate
Non accorgendoti 
Che alla fine era un regalo
La più grande offerta 
Che tu abbia mai avuto
L’hai svenduta 
E oggi in questo
Black Friday
Pagheresti oro
Per una nuova promozione 
E mentre tutti 
Fanno spese pazze
Lei forse 
È già nel carrello 
Di qualcun altro
E per te 
Non sarà che 
Un altro mero
Venerdì nero
Praga (pastelli), Lucilla Trapazzo
Praga (pastelli), Lucilla Trapazzo
Fare l’amore
 
Che lavoro fai?
Faccio l’amore!
Quindi fai film porno?
Che bestialità fratello
ma ti pare che i film porno
siano film in cui si fa l’amore?
Quello lo si fa per soldi!
L’amore lo si fa per amore
L’amore lo si fa per passione
L’amore lo si fa non per godere
Di un “aggeggio” grosso
L’amore lo si fa con la testa
Ecco perché abbiamo le orecchie
Quei due buchi
Sono la fonte della vera penetrazione
Devi entrare lì
Far vibrare il timpano e sfondarlo
Il vero imene da distruggere
è quel sottile strato di cellule
La soddisfazione più grande
Superare la barriera emato-encefalica
Infettarle il sistema nervoso
Prima della candida
Prima dei papillomi
Trapassa gli occhi
Con dimensioni incontenibili
Inarrivabili anche per chi
Dotato di virtù ingombranti
Falla godere del fiato
Di sussurri alle orecchie
Di impensabili carezze
Che a stringere le natiche
È facile
è da principianti
oltre la membrana acustica
Dietro l’humor vitreo

c’è tutta una serie
di organelli e tubuli
Che si avvolgono su se stessi
Per accogliere la bellezza
Farsene carico, trasformarla
E farla salire sulla giostra dell’amore
Quello che ogni bimbo adulto sogna
La vera pornografia
Sta nella testa
Quella di sopra
Doppelgänger (inchiostro), Lucilla Trapazzo
Doppelgänger (inchiostro), Lucilla Trapazzo
Ombra
 
Oblunga ti stagli
Alle mia spalle
Cosa starai tramando?
Mi segui ovunque
Vi sia un po’ di luce
Perché mi stai spiando?
Eppure dovremmo
essere uguali tu e io
Ma stasera ti vedo diversa
quasi non ti riconosco
Tutta piegata al battiscopa
Specchio deformante
Fossi la mia anima?
Se è così allora
Adesso capisco
Ora comprendo
La tua fattezza
La distorsione
Che è in me
Forse sei solo
L’immagine riflessa
Del mio ego contorto
Ecco, sicuramente è così
E non mi lasci scelta
Anche se sei parte di me
Ora devo lasciarti
Non posso trascinarti ancora
Zac!
Spengo la luce