Mentre le città brillano di luci e le vetrine esplodono di offerte, nei campi, nelle serre e gli stabilimenti gli agricoltori protestano; le persone cercano di prenotare una visita medica o un esame urgente con attese che spesso superano i docidi mesi, nelle scuole mancano docenti (ma non mancano i precari) e i treni e gli autobus portano a stento a destinazione studenti e lavoratori.

Le persone chiedono dignità, giustizia, il diritto a una vita che abbia senso. È un monito silenzioso che rimbalza tra le nostre feste: la ricchezza non è nei pacchetti, ma nella terra che ci sostiene, nelle mani che la curano, nel sudore che nessuna App può simulare.

Il mondo è in fiamme, e fra queste fiamme – dove “la vita reale è quella che vedi nello schermo” come diceva Spike Jonze – corriamo veloci.

Scrolliamo, clicchiamo, consumiamo immagini di felicità confezionata, dimenticandoci di respirare davvero, di guardare davvero. Eppure, davanti alla fatica dei campi, davanti a chi lotta per l’essenziale e per la cura, qualcosa si ferma. Una verità semplice: nulla di ciò che può essere comprato sostituisce ciò che deve essere vissuto. Natale si mostra spesso ormai come uno spettacolo vuoto, una scenografia perfetta per Instagram, mentre fuori il mondo “grande e terribile” soffre (la definizione è di Antonio Gramsci).

Ma come dice Billie Eilish “Se non ti guardi intorno, ti perdi tutto.” E c’è tanto da vedere, a saper affinare lo guardo, sbirciando nelle pieghe del proprio quotidiano, qualcosa si muove: il pane condiviso, la cura per chi soffre, la fatica che chiede rispetto. Questi sono i regali radicali, quelli che non puoi avvolgere in carta lucida, ma che cambiano tutto.

Spegnere per un momento lo schermo, ascoltare davvero chi ha qualcosa da dire, guardare la realtà senza filtri: ecco il gesto più sovversivo di questo Natale. Perché vivere pienamente è un atto politico quanto poetico. Ogni gesto sincero, ogni attenzione, ogni silenzio condiviso è rivoluzionario.

Ecco perchè il numero di Natale di MockUp Magazine ha dato spazio a una varietà inconsueta: arte, musica, cucina ( e molto altro, fra cui un ricordo speciale del filosofo Antonín Kosík).

Come direbbe Bong Joon-ho, “la vera storia non sta nelle parole, ma in ciò che ignoriamo di guardare.”

Che questo Natale non sia solo luce che abbaglia, ma chiarezza che illumina. Non solo festa che distragga, ma presenza che trasforma. Vi auguriamo di vivere senza etichette, di avanzare senza filtri, a testa alta, pieni di orgoglio fra schermi spenti, con la voglia di “sporcarvi” le mani nella delicata materia umana per ricostruirla.

Buone Feste, con occhi nuovi.

Mariapia Ciaghi

Matteo Tuveri


immagine di copertina: Foto di Kerstin Riemer da Pixabay