Quando all’incirca dieci anni fa lessi L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, mi colpì profondamente un passaggio: “mi dico che forse in fondo la vita umana è così: molta disperazione, ma con qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso. È come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. Sì, è proprio così, un sempre nel mai.

Quell’ossimoro “sempre nel mai” si è stampato nella mia mente e si ripresenta ogni giorno quando, nei momenti più duri della giornata basta una piccola cosa, che sia una musica, una coccola del nostro amico a quattro zampe o un sorriso di uno sconosciuto che incrociamo per strada, a spezzare con la bellezza della semplicità quel “mai” caratterizzato dalla sofferenza.
Nel periodo più difficile e stretto della pandemia del Covid19, questa consuetudine della ricerca “del sempre nel mai” è diventata per me un esercizio quotidiano che mi ha salvato da momenti di terribile disperazione. In quei lunghissimi giorni che poi sono diventati mesi, sono stati una panacea per l’animo i lavori di tantissimi illustratori che con i loro personaggi e le loro storie hanno reso tutto più sopportabile e affrontabile: un po’ come una luce in fondo ad un tunnel buio.

Il primo in assoluto, che per me è diventato un riferimento anche per le mie illustrazioni è Charles M. Schulz con la sua deliziosa banda dei Peanuts. Chi tra di voi non si è mai sentito come Charlie Brown, desideroso di frequentare un corso di “Confortologia”?
Le avventure dei Peanuts nutrono cuore e mente e Schulz è un poeta, come diceva il grande Umberto Eco perché ha la “capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta siano fatte le cose” e di “far scaturire da eventi di ogni giorno, che siamo abituati a identificare con la superficie delle cose, una rivelazione che delle cose ci faccia toccare il fondo”.

Please Don’t Eat Me, Liz Climo

Illustratrice che ispira per la tenerezza dei suoi personaggi, tenerezza non fine a se stessa ma supportata da grande tensione alla cura e all’aiuto dell’altro, a costruire rapporti significativi nonostante le differenze, è Liz Climo con i suoi animaletti. Nel mondo di Liz, Orso, riccio, Serpente, coniglio e tanti altri, sono amici e fanno di tutto per aiutarsi e rendere la vita di ciascuno più felice.

Sempre durante la pandemia, ho avuto modo di scoprire altri illustratori a me sconosciuti che mi hanno colpito profondamente per le tecniche e gli stili diversi.

Flor Kaneshiro  è una di loro. I suoi acquerelli di ispirazione giapponese sumi-e, dai colori delicati e dalle linee indefinite sono una vera e propria cura per lo sguardo: da non perdere due sue pubblicazioni, “Senda” in collaborazione con Beatriz Carilla Egido e “Ikigai”, legato al tema dello scopo, dell’esistenza di ciascuno di noi. Ad arricchire questo cerchio magico di maghi dell’immagine, gli illustratori in stile kawaii che in giapponese significa “grazioso, adorabile”. Con questo stile tutto diventa tenero e “puccioso” e anche gli oggetti più banali delle vita di tutti i giorni, hanno un anima, un’espressione e comunicano sentimenti.

Eckyo crea ogni giorno nel suo account instagram piccole strisce che comunicano pensieri e atteggiamenti positivi che aiutano a sorridere e a superare gli ostacoli della vita: nelle sue illustrazioni troviamo personaggi dall’aspetto dolcissimo ma con una grande forza di volontà.

Anche Sara Gaiaudi, ai più conosciuta come Taylor Ross1, ci delizia occhi e anima con le sue coloratissime illustrazioni dove i gatti prendono sembianze umane e l’ironia si mischia ai giochi di parole. Tutti loro, con i loro stili diversi compiono ogni giorno una grande magia: fermare l’infinito, quel “sempre” di cui parlava la Burbery, e renderlo visibile e fruibile a tutti con la bellezza dei loro disegni.

Testo di Giulia Marini