C’è una formula che negli ultimi anni ricorre con frequenza crescente nei convegni, nei documenti strategici e nei dibattiti di politica economica: il Mediterraneo è tornato al centro. È una frase efficace, ma rischia di essere fuorviante. I territori non “tornano” al centro della storia; cambiano, piuttosto, le traiettorie del potere, del capitale e delle catene del valore che li attraversano. Al Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo Il Sole 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, si è parlato di questo (e di molto altro).

Il Mediterraneo, in realtà, non è mai uscito dalla storia. È stata l’Europa a credere, per circa tre decenni, che mercati e globalizzazione avessero in parte neutralizzato la geografia. L’illusione del lungo ciclo post-Guerra fredda era relativamente semplice: la crescente integrazione economica avrebbe progressivamente ridotto il peso della politica, la logistica avrebbe prevalso sulla posizione geografica e le catene globali del valore avrebbero sostituito le vecchie sfere di influenza. Poi sono arrivati pandemia, tensioni energetiche, conflitti regionali, crisi delle rotte commerciali, friend-shoring, politiche industriali e competizione tecnologica. E la geografia ha presentato il conto.

24 ORE NextMed Festival dell'Economia di Trento
24 ORE NextMed Festival dell’Economia di Trento (organizzato dal Gruppo Il Sole 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento)

Dentro questa cornice va letta la presentazione di 24 ORE NextMed, il progetto lanciato dal Gruppo Il Sole 24 Ore al Festival dell’Economia di Trento (organizzato dal Gruppo Il Sole 24 ORE e Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento). Considerarlo una semplice iniziativa editoriale sarebbe però una classificazione riduttiva. L’elemento interessante non è che un gruppo editoriale decida di dedicare una piattaforma al Mediterraneo allargato. Il punto è un altro: il tentativo di assumere una funzione che supera quella tradizionale dell’informazione, proponendosi come nodo di connessione tra istituzioni, imprese, università, finanza e produzione di conoscenza strategica. È un passaggio di scala e, soprattutto, di funzione.

Il progetto non si limita infatti ad aggiungere un nuovo verticale di contenuti — dossier, podcast, approfondimenti, eventi — ma prova a costruire un ecosistema nel quale informazione, analisi, business intelligence e relazioni possano convergere in una struttura unica. In termini economici, il Sole 24 Ore sembra voler compiere uno spostamento lungo la propria catena del valore: dalla produzione di contenuti alla produzione di esternalità di rete. Ed è probabilmente questo il passaggio più rilevante. Le piattaforme contemporanee non generano valore esclusivamente attraverso l’accumulazione di informazioni. Generano valore perché riducono i costi di transazione tra soggetti che altrimenti faticherebbero a coordinarsi.

L’intuizione non è nuova. Ronald Coase mostrava già come l’organizzazione economica nasca laddove esistano costi nel mercato e nella coordinazione degli attori. Oggi quei costi assumono forme diverse: frammentazione geopolitica, asimmetrie informative, crescente complessità normativa, incertezza strategica. In un Mediterraneo attraversato da interessi europei, investimenti del Golfo, dinamiche demografiche africane, sicurezza energetica e transizione tecnologica, il problema non sembra essere la scarsità di dati. Il problema è la scarsità di interpretazione. O, più precisamente, la scarsità di strutture capaci di trasformare l’informazione in coordinamento.

nodo di connessione tra istituzioni, imprese, università, finanza e produzione di conoscenza strategica. Foto di TheAndrasBarta da Pixabay

Da questo punto di vista, l’architettura di NextMed appare significativa anche per un’altra ragione: la scelta di operare in italiano, inglese e arabo. Non è soltanto una decisione editoriale. È una dichiarazione implicita di geometria geopolitica. Per lungo tempo l’integrazione euro- mediterranea è stata pensata secondo uno schema prevalentemente verticale: l’Europa che guarda verso Sud. Qui il tentativo sembra diverso: costruire uno spazio relazionale più orizzontale, nel quale le diverse sponde del Mediterraneo non siano soltanto oggetto di osservazione ma parte di una medesima conversazione economica e strategica. Naturalmente le ambizioni richiedono verifica empirica. Negli ultimi anni il lessico dell’economia istituzionale e della governance si è popolato di termini come ecosistema, hub, network, piattaforma. Espressioni spesso utilizzate come attributi identitari prima ancora che come categorie analitiche. Una piattaforma, tuttavia, non esiste perché viene dichiarata tale. Esiste se produce effetti di rete. L’Osservatorio permanente annunciato dal progetto, gli incontri a porte chiuse, la produzione di report e l’attività di intelligence economica acquisiranno valore nella misura in cui riusciranno a trasformarsi da luoghi di rappresentazione a luoghi di produzione effettiva di conoscenza e orientamento strategico. La distinzione è meno formale di quanto sembri.

L’economia contemporanea vive una condizione apparentemente paradossale: produce una quantità crescente di informazioni e una capacità relativamente più limitata di attribuire loro significato. Herbert Simon osservava già decenni fa che l’abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione. Oggi si potrebbe aggiungere che genera anche scarsità di interpretazione. Ed è probabilmente qui che l’iniziativa del Sole 24 Ore intercetta una questione reale. L’Italia possiede una posizione peculiare: dispone di una centralità geografica nel Mediterraneo ma non sempre di una corrispondente centralità finanziaria, narrativa o strategica. Da anni il Paese tenta di trasformare una rendita geografica in una rendita geopolitica. La differenza è sostanziale: la geografia è un dato; la centralità è una costruzione.

Costruire uno spazio relazionale più orizzontale, nel quale le diverse sponde del Mediterraneo non siano soltanto oggetto di osservazione ma parte di una medesima conversazione economica e strategica. Foto di Chrissy H da Pixabay

La vera questione, allora, non è stabilire se il Mediterraneo sarà centrale nei prossimi decenni. Molto probabilmente lo è già. La domanda più interessante riguarda chi produrrà i modelli interpretativi attraverso cui quel Mediterraneo verrà letto. Perché nella nuova economia politica internazionale, prima ancora delle infrastrutture fisiche, competono le infrastrutture cognitive. E forse la scommessa implicita di 24 ORE NextMed è proprio questa: non limitarsi a raccontare i cambiamenti in corso, ma provare a diventare uno dei luoghi in cui quei cambiamenti vengono interpretati, organizzati e messi in relazione.