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Giovanni Columbu, Legione è il mio nome, poichè siamo molti, 2014, acrilico su carta, Il disegno del cinema, Cagliari, Palazzo di città

Il disegno del cinema e le piccole cose perfette

Anonimo bolognese, Ritratto di Antonio Vivaldi 1723, Civico Museo Bibliografico Musicale, Bologna

10 agosto 2015 Comments (0) Views: 1344 Musica, Spettacolo, Teatro

Le 8 stagioni di Vivaldi e Piazzolla

Frontespizio de Il Cimento dell'Armonia e dell'inventione (Amsterdam, Le Cène, ca.1727) Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica

Frontespizio de “Il Cimento dell’Armonia e dell’inventione” (Amsterdam, Le Cène, ca.1727) Bologna, Museo internazionale e biblioteca della musica

Le stagioni della nostra vita tradotte in musica. Per la rassegna estiva Un’isola di musica 2015, il Teatro Lirico di Cagliari è in tournée nelle piazze sarde con Le 8 stagioni, concerto per orchestra d’archi e violino solista diretto da Gianmaria Melis. Noi di MockUp abbiamo seguito l’orchestra nel complesso nuragico di Santa Cristina a Paulilatino (OR) e a Posada (NU). Ancora tre le date che vedranno in scena l’orchestra nella provincia di Cagliari.

L’idea di unire Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi tratte da Il cimento dell’armonia e dell’inventione del 1725 a Las cuatro estaciones porteñas che Astor Piazzolla compose negli anni a cavallo tra il 1964 e il 1970, fu Gidon Kremer, violinista e direttore d’orchestra di origine léttone. Stagioni che a una lettura più profonda, diventano simbolo dei vari momenti dell’esistenza umana: nella freschezza della primavera si traduce la giovinezza, nella malinconia dell’autunno emerge la calma dell’età adulta, nell’esplosione dell’estate trova spazio la realizzazione di sè, nel gelo dell’inverno ritroviamo la vecchiaia e l’avvicinarsi della fatal quiete. Momenti della vita intesi in modo differente dai due compositori separati da 200 anni di storia. Da un lato i colori accesi e la leggiadrìa barocca tradotte della musica di Vivaldi fatta di suoni onomatopeici, ritornelli e alternanza soli-tutti, dall’altro il mal d’amore e la tenerezza ritmate dal tango argentino di Piazzolla. Un’unione che rende unico lo spettacolo musicale.

A dirigere l’orchestra della Fondazione del Teatro Lirico, il direttore e violino solista Gianmaria Melis. Trentacinque anni di cui 30 in compagnia della musica. «Avevo cinque anni quando chiesi a mio padre di comprarmi il violino», ci racconta. In breve tempo, dopo quel tanto desiderato regalo, capì che il violino sarebbe diventato la sua vita. «Per me fu da subito un rifugio dalle difficoltà del mondo, un fedele compagno a cui mi lega un forte rapporto fatto di amore ma al tempo stesso di odio. La musica è così: ti regala tante soddisfazioni e consolazione ma è fatta di grandi sacrifici e di abnegazione di sé stessi». Tanti i maestri che hanno segnato la sua preparazione, Paolo Marascia, George Monche, Igor Volochine, Felice Cusano e Sergey Krylof da cui ha imparato lo studio dello strumento ma anche appreso tanto dal punto di vista umano.

Numerose le esperienze come primo violino nell’Orchestra Giovanile Italiana, della RAI di Torino, Galilei di Firenze fino alla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari dove è primo violino di spalla dal 2009. Melis inoltre, fa parte dei Novafonic Quartet insieme a Fabio Furia, Marcello Melis e Giovanni Chiaramonte, formazione che unisce musica classica, jazz e tango. Nelle 8 stagioni suona e dirige, prassi che ai tempi di Vivaldi era consuetudine in quanto il ruolo di direttore era ricoperto dal clavicembalista o dal primo violino: dal 1800 fino ad oggi il direttore d’orchestra diviene una figura a sé stante. «Nel dirigere e suonare si crea coesione che viene supportata dalla grande professionalità dei colleghi con cui lavoro fianco a fianco da tanti anni e con i quali c’è molto affiatamento», spiega Melis. Affiatamento e profonda empatia che emerge sin dalle prime note, tanto da far esplodere gli applausi anche nei passaggi tra i vari movimenti. Nei brani da solista, il direttore-primo violino tocca profondamente il cuore di chi ascolta. Lo spettatore resta senza parole nel vedere quel gigante buono che con profonda arte è capace di far parlare il suo violino con suoni stridenti, dolcissimi e malinconici che traducono le innumerevoli varietà delle stagioni della nostra vita.

By Giulia Marini


Immagine di copertina: Anonimo bolognese, Ritratto di Antonio Vivaldi 1723, Civico Museo Bibliografico Musicale, Bologna.

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