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Debbie Reynolds, CC0 Public Domain

Goodbye Mrs Reynolds!

Coraline e la porta magica (2009, Laika Entertainment House e Nei Gaiman, All rights reserved)

Coraline. Il coraggio di avere paura

YourName, locandina italiana del film di Makoto Shinkai

26 gennaio 2017 Comments (0) Views: 820 Cinema

Your name. Meraviglioso trionfo di bellezza

Mitsuha, orfana di madre e figlia dell’ambizioso e corrotto sindaco del suo paese, e il coetaneo Taki, che vive con il padre a Tokyo, non si conoscono ma, per una inspiegabile alchimia, durante il sonno si scambiano i corpi e le vite, travasando l’anima di uno nell’altra. Vivono situazioni paradossali, spesso comiche, “Intrappolati in uno strano sogno che sembra la vita di qualcun altro”. Provano, con sempre più consapevolezza, l’emozione di conoscersi senza mai essersi incontrati.

Questa la trama, senza spoiling, di Your Name, in giapponese Kimi no na wa, scritto e diretto da Makoto Shinkai e prodotto dalla CoMix Wave Films. Nell’anime campione di incassi, l’eredità di film come Tutto accadde un venerdì (1976) e La casa sul lago del tempo (2006), rivisti con la sensibilità dell’antica religione, profonda e toccante, e un amore visibile per la storia del Giappone, avvelenato da corruzione politica e negazionismo nucleare e ambientale.
Solo andare contro le scelte sbagliate dei padri, solo spezzare la sfrenata “pax liberista”, darà nuovo impulso a un rinnovato senso della polis, salvandola. Politico, intimo e mistico, sono gli aggettivi che infatti si addicono maggiormente all’opera di Shinkai.

Lo scambio di corpi fra i protagonisti porta alla mente Orlando della Woolf o, più vicino al panorama del film, la mitica Ranma ½ di Rumiko Takahashi. Il contatto dei corpi, seppur parziale e occasionale, offre spunto per una riflessione sui generi e sull’assenza di confini fisici per l’amore. Stare uno dentro l’altro non è più mero atto penetrativo, ma comprendersi a fondo, come bere un sorso di sake. Concetto così forte per la cultura nipponica e che tuttavia l’autore riesce a comunicare con semplicità e forza anche a un pubblico occidentale.

Lago Suwa, pic di k-tabata0, CC0 Public Domain

“Il lago di Itomori è in realtà ispirato al Lago Suwa” (pic di k-tabata0, CC0 Public Domain)

Il plot è ben dosato, l’attesa, i tagli e i montaggi sono intrecciati quasi alla perfezione (ma è un quasi che si dimentica). La descrizione dei luoghi, e la loro scelta combaciano con una realtà che invade la scena e la rende talmente presente da fornire sensazioni di tridimensionalità. Il lago di Itomori è in realtà ispirato al lago Suwa o al lago Mutsubara; alcune scene si svolgono presso la stazione dei treni di Shinanomachi, a Shibuya, mentre la scalinata dell’incontro finale – Suga Shrine – è vicino alla stazione di Yotsuyasanchome.

La maestria tecnica e artistica dell’autore de Il giardino delle parole, pellicola che rimane formalmente superiore, cede il passo alla grande sensibilità autoriale. Shinkai sceglie accuratamente le parole rendendo l’opera logocentrica (ecco il quarto aggettivo).

La parola scritta è protagonista dell’anime: attraverso di essa si rivela la magia dei sentimenti, la forza della natura e dello spirito umano. Con la parola si conserva la preghiera, la memoria della comunità e dei propri sentimenti, si ottiene un equilibrio fra Uno e Tutto, fra collettività e sentimenti privati. Un intreccio di fili chiamato Musubi, l’antico nome del Dio, la connessione fra le cose.

Un meraviglioso trionfo di bellezza.

By Matteo Tuveri


Immagine di copertina: YourName, locandina italiana del film di Makoto Shinkai

 

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