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Villa Stuck, scultura (Pic by Duranti©)

La Signora Liberty di Monaco

Cagliari, spiaggetta di Calamosca

Cagliari. La città oltre il mare

Napoli, Certosa di San Martino vista da Sant'Elmo (Pic by M. Troiani©)

23 giugno 2017 Comments (2) Views: 2297 Arti, Cucina, Luoghi

Napoli, giacca e cravatta che diventa tango

Napoli, Centro Direzionale (Pic by M. Troiani©)

Napoli, Centro Direzionale (Pic by M. Troiani©)

Stazione di Napoli Centrale – Banchina, folla, trolley. Benvenuto a Napoli! Prima di avviarci, però, ti devo avvisare: a Napoli o dai del Voi o dai del Tu, qui il Lei è fuori moda.
Appena fuori dal caos del binario andiamo a dare un’occhiata alla nostra piccola Manhattan. Il Centro Direzionale in verità non ha nulla da offrire al turista (è sede del Tribunale e di molti altri uffici pubblici e privati), ma se vuoi capire come va una giornata a Napoli non puoi ignorare quelle migliaia di persone che lo raggiungono per lavoro ogni mattina, con qualunque mezzo, e che poi lo abbandonano nel pomeriggio in un silenzio irreale, scandito dal tonfo dei palloni dei ragazzi che giocano nei piazzali deserti. Eppure, in questo luogo serioso c’è un momento di vita, quando uno dei piazzali si trasforma in Milonga in occasione di uno dei Tango Lunch al CDN. Appuntamenti quasi a cadenza mensile, frutto di passione per il tango e di tanta buona volontà.

Ecco l’anima di Napoli, giacca e cravatta che diventa tango, premura che sfiora l’invadenza e viceversa, colore che diventa fango, l’arte di arrangiarsi. Non puoi non aver notato quel messicano con poncho azzurro-Napoli che, in cambio di una sigaretta o di una moneta, rende quelli che chiama servizi di pubblica utilità: informazioni sull’ubicazione degli uffici e, soprattutto, orari dei bus ricostruiti con precisione certosina da questa App umana attraverso appunti sul taccuino.

Un caffè al volo, poi tuffiamoci nel ventre di Napoli. No, niente L1-Metro dell’arte per ora. Se vuoi capire Napoli devi sentire l’odore della L2, quella che fino ad un anno fa era l’unica metro che giungeva alla Stazione Centrale. Scendiamo le scale di quello che oggi è un sottopasso metropolitano ricco di negozi scintillanti, ma che fino a ieri era un groviglio di sottopassi ferroviari che collegavano la vecchia Metropolitana con la linea Circumvesuviana e la Stazione Centrale. La L2 ci condurrà a Montesanto, cuore di Napoli, quartiere dove sorgeva persino una Plaza de Toros, proprio dove ora c’è la stazione della Metropolitana. Ci incamminiamo per via Porta Medina alla Pignasecca, proprio quella di Coletta Esposito, la Medea di Porta Medina di Mastriani.

Napoli, Metro "Garibaldi" (Pic by M. Troiani©)

Napoli, Metro “Garibaldi” (Pic by M. Troiani©)

Ti va un altro caffè? Ti porto al bar Scaturchio, dove la famiglia omonima sviluppa l’arte e la passione per la pasticceria da decenni. Fra le varie meraviglie, assaggia il biscotto all’amarena e prendi anche tu posizione nella diatriba «Ma il bicchiere di acqua, si beve prima del caffè o dopo?», tanto una risposta scientifica ancora non c’è! Uscendo, fra motorini, brusio e musica ad alto volume, noterai che stai camminando in un vecchio poliziesco anni ’70. Erano spesso ambientati qui, perché, vedi, alla tua destra parte un dedalo di vicoli che sono i Quartieri Spagnoli, proprio dietro alla bottega del trippaiuolo di cui stai ammirando o’ pere e o’ musso.

Non puoi passare di qui senza omaggiare Fiorenzano, entrare a pranzare sul tavolaccio di marmo, bere un mezzo litro della casa e goderti un’insalata di trippa, uno spaghetto al soffritto o una zupp e carne cotta. Dopo hai bisogno di digerire, perciò due passi ci fanno solo bene. Uscendo dalla Pignasecca, ai tuoi occhi si delinea dritta dritta Spaccanapoli, che ci porterà di nuovo al punto di partenza, piazza Garibaldi, ma solo dopo avere passeggiato fra i presepisti di San Gregorio Armeno, Piazza San Gaetano e uno dei varchi d’accesso a Napoli Sotterranea, le pizzerie storiche, i Tribunali, l’unico Ospedale delle Bambole, Forcella, la piazza degli antichi Sedili di Napoli, China Town, per poi approdare di nuovo alla stazione, questa volta L1, Metro dell’Arte.

Le stazioni, devo dire, sono tutte belle. Di alcune si coglie immediatamente il senso artistico, di altre non si può dire la stessa cosa, ma di sicuro non sono convenzionali!

Napoli, Castel Sant'Elmo (Pic by M. Troiani©)

Napoli, Castel Sant’Elmo (Pic by M. Troiani©)

Quando sarai sazio di arte moderna saremo arrivati ‘ngopp o Vommero. Il quartiere collinare è sorto un centinaio di anni fa ed è stato proprio nelle sue masserie che hanno avuto inizio le Quattro Giornate di Napoli. Il panorama più bello è da Sant’Elmo, il castello con la pianta a stella a sei punte che sovrasta la città. Ripercorriamo con lo sguardo la passeggiata di stamattina e riconosciamo le bellezze della città dall’aeroporto a Spaccanapoli, dal Bosco di Capodimonte al Porto, il tutto con lo sfondo di sua maestà il Vesuvio.
Scendendo dal castello ci fermiamo alla storica Friggitoria Vomero e ne usciamo con una birra in una mano e un cuoppo di fritto nell’altra, mentre l’aria collinare ci accarezza la stanchezza e ci accompagna lungo le vie dello shopping. Uno spritz dal sapore originale nel giardino del Luca Giordano Cafè, sulla via omonima, ci starà proprio bene, così come quattro chiacchiere con Andrea, che ricorda con grande simpatia e professionalità i gusti di ogni cliente. Per cena c’è l’imbarazzo della scelta, fra le antiche pizzerie Acunzo o Cilea, le piccole trattorie come Donna Teresa e Da Peppe, i pub come l’originale Napoli Centrale dove tutti sono in divisa da ferroviere e tavoli e panche sono quelli della vecchia III classe dei treni italiani.

Dopo il cicchetto e l’ultimo immancabile caffè che, credimi, non ti toglierà il sonno, andiamo a dormire in un piccolo e accogliente B&B collinare. So che chiusi gli occhi Napoli sarà con te tutta la notte.

By Marina Troiani

Immagine di copertina: Napoli, Certosa di San Martino vista da Sant’Elmo (Pic by M. Troiani©)


GLOSSARIO

Biscotto all’amarena – Dolce nato per riciclare gli avanzi di altre lavorazioni, fatto di un rettangolo di pasta frolla, ripieno di pan di spagna, cacao ed amarene

O’ pere e o’ musso [il piede e il muso] – frattaglie bollite e raffreddate condite con sale e limone

O’ cuopp – il cono di carta paglia in cui si serve tradizionalmente la frittura da mangiare in strada, costituita da zeppole (pizzichi di pasta di pizza), panzarotti (crocchette di patate senza mozzarella, solo patate e pepe), palle di riso e scagnuozzi (triangoli di polenta fritta).

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2 Responses to Napoli, giacca e cravatta che diventa tango

  1. Luciano e Caterina scrive:

    Marina sei stata semplicemente grandiosa. Complimenti ! ! In poche righe hai rappresentato uno spaccato di Napoli suggestivo in maniera esaustiva. E’ interessante la descrizione, perchè è come se prendessi per mano colui che legge e lo porti a gustare e a vivere situazioni e bellezze tipiche napoletane, con una semplicità e una naturalezza che bisogna ammettere è tutta e solo vostra ” cittadini ” di Napoli. Forza Napoli!!!!!! Un grosso saluto a te, a Lello, a Vittorio e ad Anna.
    Ciao Luciano e Caterina

    • marina scrive:

      Grazie amici, grazie di cuore. Diffondiamo questo sito, questa meravigliosa vetrina sull’informazione! Si fa per passione, la passione è sempre da incoraggiare! Un abbraccio.

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